Le malattie gravi non vanno in vacanza: VIDAS aumenta l’assistenza

Le malattie gravi non vanno in vacanza: VIDAS aumenta l’assistenza

Le gravi malattie non vanno in vacanza, nemmeno con il sole d’agosto. Anzi, nei mesi tradizionalmente dedicati alle ferie le richieste di assistenza domiciliare aumentano, in particolare quest’anno. Da quasi 40 anni, VIDAS offre assistenza completa ai malati inguaribili e ai loro familiari a casa e in hospice, 365 giorni all’anno, a Milano, Monza e in 112 comuni dell’hinterland; da quando venne fondata nel 1982 a oggi, sono stati circa 38mila i malati tra Milano e provincia di cui si è presa cura. “Ogni estate la richiesta di cure domiciliari aumenta almeno del 10%, portandoci nei mesi di luglio e agosto a seguire anche 180 pazienti”, spiega Alberto Grossi, responsabile area sociale. “Quest’anno sono progressivamente aumentati: siamo sopra i 200 da diverse settimane; da metà luglio ne abbiamo in carico circa 220.”

Gli operatori domiciliari di VIDAS sono suddivisi in 4 équipe composte da medici, infermieri e operatori socio sanitari. Professionisti che, anche quando le città si svuotano, continuano ad attraversarle ogni giorno per portare le cure necessarie a centinaia di persone gravemente malate. Le équipe rimangono sempre in contatto per confrontarsi e aggiornarsi sulle condizioni di salute e sulle necessità dei pazienti. La base comune è in via Ojetti 66, dove hanno sede anche i 2 hospice, fortemente voluti dalla fondatrice Giovanna Cavazzoni, per i malati che non possono essere seguiti a casa: Casa Vidas, nato nel 2006 e dedicato agli adulti; e Casa Sollievo Bimbi, realizzato nel 2019 e riservato a bambini e adolescenti.

Le ragioni per cui la richiesta di cure domiciliari ha registrato questo forte incremento sono difficili da indagare: “Può essere accaduto che, nel periodo di emergenza Covid-19, si siano prodotti ritardi nelle diagnosi o nell’erogazione di certe terapie, determinando forse un aggravamento nel percorso di certe patologie”, ipotizza Giada Lonati, direttrice sociosanitaria. “È anche auspicabile che la pandemia abbia portato una maggiore consapevolezza negli operatori ospedalieri rispetto al valore delle cure palliative, determinando una crescita degli invii di pazienti da parte loro. Infine non dimentichiamo che, in questo periodo, l’accesso ai luoghi di cura è spesso precluso ai familiari. Essere curati a casa significa quindi poter restare accanto ai propri cari.”

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