Sulle “Dimensioni” dell’Amicizia – Luca Pani

Sulle "Dimensioni" dell'Amicizia - Luca Pani

La numerosità dei gruppi sociali nei primati – umani compresi – sembra essere governata da alcuni limiti cognitivi intrinseci (numero di cellule e di connessioni) del Sistema Nervoso Centrale e consente di predire quante relazioni interpersonali può facilmente avere un adulto normale prima di non amministrarle più in modo significativo per ottenere un vantaggio evolutivo.
L’equazione che mette insieme le dimensioni della nostra neocorteccia con quelle del gruppo sociale che può ragionevolmente gestire è composta, come tutte le equazioni che si rispettino, di pochi numeri. Il primo numero è l’unità. Gli esseri umani evolvono verso immensi agglomerati sociali (l’area metropolitana di Tokyo ha oggi oltre trentasette milioni di abitanti) partendo dalla solitudine ancestrale di una caverna.
Il secondo numero da ricordare è 3,5 che rappresenta, più o meno, il coefficiente fisso e mediano di moltiplicazione dei possibili sei livelli di stratificazione della prossimità umana (indice di Horton-Strahler).
Moltiplicando l’individuo per questo coefficiente una prima volta si giunge al nucleo più semplice che è quello familiare: padre, madre e un fratello e/o una sorella. Moltiplicando questo iniziale nucleo familiare per lo stesso coefficiente si ottiene il numero dodici che è la quantità di parenti di primo grado o di rapporti assimilabili che la corteccia prefrontale umana può tenere costruendo facilmente rapporti affettivi molto rilevanti e comunemente definiti d’amore. Moltiplicando ancora il numero ottenuto per la stessa costante si ottiene una cifra di poco superiore a 40 che la quota di parenti di secondo grado e affini che possono essere definiti un clan o il primo nucleo di una tribù come quelle dei cacciatori-raccoglitori da cui proveniamo.
Andando avanti di questo passo si generano altri numeri interessanti che sono rispettivamente centotrenta che equivale al numero massimo di amici che possiamo gestire in modo efficace nella vita reale e quattrocentocinquanta che corrisponde al minimo di abitanti in un villaggio perfettamente funzionante anche per evitare eccessive riproduzioni tra consanguinei e abbattere il rischio di pericolose, sul piano evolutivo, concentrazioni genetiche. Altro numero interessante è millecinquecentosettantacinque che è il limite superiore di persone che riusciamo a “conoscere”, intendendo con questo termine persone di cui siamo in grado esclusivamente di associare in modo corretto faccia e nome.
Dato che gli strati sono inclusivi uno dell’altro questo significa che nell’ultimo siamo contenuti anche noi e la nostra famiglia d’origine e ciò si traduce in centocinquanta “amici” e 1.350 “conoscenze”. Niente oltre questo: decina più, decina meno.

Notizie e aggiornamenti:

  • Notizia precedente: #SET@HOME – Mantenere in forma le nostre anche
  • Archivio Notizie e aggiornamenti
  • Articoli di mente e cervello

Fonte di